|
Le varie fasi lavorative dell'artigianato
locale delle forbici e dei coltelli avevano nomi particolari, non sempre
decifrabili per quanto riguarda l'origine dialettale. Spesso si tratta
di modi di dire fantasiosi, ma sempici, sempre strettamente legati al
gergo tipico degli artigiani. Tutti
gli abitanti del posto, comunque, erano pienamente a conoscenza dei vari
significati delle parole tipiche non solo per il grande numero di botteghe
esistenti, ma proprio per il fatto che non era raro vedere lavorare, accanto
ai padri, i figli pure minori e le mogli all'occorrenza. L'artigianato
era pertanto profondamente penetrato nella vita di tutti i giorni, non
solo per l'economia che generava, ma anche per la sua cultura, la sua
storia, la sua struttura organizzativa. Nelle botteghe difatti, non era
strano vedere organizzare qualche spuntino, quando era il periodo dei
maiale, delle pizze con i ciculi, delle pizze al pomodoro o del pane fumante
appena uscito dal forno, oppure delle vere e proprie cenette cucinate
sul fuoco della forgia: lavoro e vita, vita e lavoro strettamente legati. Le
parole dialettali delle singole fasi lavorative, anche per questo motivo,
non debbono essere perse, ma scritte nelle pagine della storia dell'artigianato.
|
|
attrezzi,
oggetti, altre lavorazioni della forgiatura a mano
| tipologia della lavorazione |
nome dialettale dell'operazione |
| rifinire l’interno degli anelli delle
forbici con la lima mezza tonda |
p'
dentr (per dentro cioè all'interno) |
| lucidare l’interno degli anelli delle
forbici |
'mburntur
(imburnitore) |
| rifinire l’esterno degli anelli delle
forbici |
p'
copp (per sopra cioè all'esterno) |
| mettere assieme in modo adeguato
le due lame delle forbici |
assttà
(assettare, dare il giusto assetto) |
| dare la prima raddrizzatura e sistemazione
alle due lame delle forbici |
allnijà
(allineare) |
| la prima molatura con mola di grana
grossa delle lame delle forbici |
sgrussà
(sgrossare) |
| dare la sagomatura alle lame delle
forbici |
'ncurtllà
(incoltellare) |
| foratura delle lame |
cautuà
(bucare) |
| foratura grande per la testa della
vite |
svasatur
(svasatura) |
| filettatura |
'mbanatur
(filettatura) |
| tempera delle lame |
tmprà
(temprare) |
| raddrizzare le lame dopo che la tempera
le ha rese curve |
addrzzià
(raddrizzare) |
| molatura delle lame |
arrutà
(affilatura) |
| rifinitura delle lame |
'mbrunì
(finitura con grana fine) |
| finitura del gambo |
'mbrunì
l'amb (rifinitura fine del gambo) |
| lucidatura degli anelli, dei gambi
e delle lame |
allusctrì
(lucidare) |
| montare la vite e mettere a punto
il paio di forbici |
arvdè
(rivedere) |
| confezionare in pacchetti pronte
per la vendita |
ncartà
(incartare) |
Polvere bianca che si ricavava dalla
calce spenta.
Serviva a pulire le lame dopo la
lucidatura che si eseguiva su dischi di feltro sopra il quale veniva spalmato,
mentre ruotava, una pasta apposita che lo lubrificava e che gli dava la
facoltà di aumentare il potere lucidante dell’acciaio. Questa pasta
operava riscaldandosi con la velocità e attraverso la pressione
che si esercitava sul feltro con le lame da lucidare. Si liquefaceva rimanendo
attaccata alle lame e doveva essere subito rimossa prima che si solidificasse
raffreddandosi. La povere di calce aveva la caratteristica di asciugare
subito e lasciare le lame esaltate dalla lucidatura. L’operazione stimolava
spesso lo starnuto nell'artigiano che era solito, comuqnue, girare il capo
lataralmente per evitare, per quanto possibile, di inalare la polvere. |
lusctr
(lustro – ovvero polvere lucidante) |
| L’imburnitore, cioè ruota
in legno sulla cui circonferenza veniva incollata una fettuccia di cuoio
dove si applicava, ogni sera, dopo aver pulito perfettamente il precedente
strato già usato, una miscela di colla di pesce calda mescolata
a smeriglio. |
'mburntor
(imburnitore ovvero ruota per la levigatura dell’acciaio)
|
| Si aveva così una superficie
rinnovabile di mota abrasiva con grana scelta a seconda di quale grado
di finitura era richiesto dalla lavorazione: semplicemente usando smeriglio
di grana grossa o grana fine. Si usava la ruota facendola girare ad opportuna
velocità e lubrificandola con grassi animali. |
smprigl
(smeriglio – ovvero polvere abrasiva di silicio abrasiva) |
| Tutta la bottega, ovvero tutto l’arredamento
situato in una bottega, veniva chiamato LA STIGLIATURA. |
lu
sctigl (la stigliatura – ovvero tutta l’attrezzatura per lavorare) |
| Lo stock di forbici o di coltelli
che ogni artigiano iniziava e che finiva in una giornata. |
lu
sctagl (ovvero lo stock giornaliero di coltelli o forbici che
si lavoravano e portavano a termine) |
| Cinghia di cuoio stretta e opportunamente
arrotondata lungo lo spessore su cui si spalmava un miscuglio fatto di
colla e smeriglio. Si otteneva così un nastro abrasivo che girava
scorrendo da un lato sulla puleggia di un albero di un motore elettrico
che forniva la forza di rotazione e dall'altro dentro gli anelli delle
forbici, opportunamente infilati, che così venivano rifiniti. |
la
cinghiett (la cinghietta) |
| Grasso di maiale che si usava per
lubrificare le mote per la finitura della superficie delle lame, sia delle
forbici che dei coltelli.. |
siv
(sivo ossia grasso di maiale) |
| Attrezzo con la punta filettata dello
stesso documento della lama delle forbici. Esso era fatto con un filo di
acciaio dello stesso diametro della testa della vite che sarebbe stata
poi allocata per unire le due lame delle forbici. Dava la possibilità,
con una sorte di vite con la testa prolungata di cera, di poter provare
durante l’affilatura l'unione delle due lame avvirando e svitando tutte
le forbici che venivano molate. |
cip
(ceppo – ovvero stelo lungo con vite ad una estremità) |
| Quando si forgiavano sia i coltelli
che le forbici veniva riscaldato adeguatamente il pezzo di acciaio. Se
si superava una certa temperatura (1000 – 1100 gradi) l’acciaio si liquefaceva
e non era più utilizzabile avendo perduto le proprietà essenziali
come la bruciatura del carbonio contenuto nella giusta misura nella composizione
molecolare. |
questa situazione si chiamava allora
in dialetto cavdiat
cavdiat oppure spassat
(sorpassato) |
| Per la forgiatura il fuoco doveva
essere potente cioè ricco di calorie e si usava, pertanto, il carbon
coke. |
chervun
d pret (carboni di pietra) |