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La storia di un popolo si può
leggere spesso esaminando le costruzioni che ci lascia, i luoghi dove
ha vissuto, i prodotti che ha fabbricato. Questi ultimi sono le testimonianze
più delicate perchè maggiormente soggette alla usura del
tempo e quando la memoria umana viene meno, perchè scompaiono le
persone che la mantengono viva, allora muore anche la storia di quel popolo. Per
questa ragione le pagine di questo sito vogliono anche tenere disponibili
per i più giovani, per coloro che verranno (non solo in questo
paese) i fatti e la vita vissuta con sacrificio, ma anche con grandi
soddisfazioni, dagli artigiani frosolonesi. La
storia scritta è dunque necessaria altrimenti tutto andrebbe perso,
nel giro di pochi decenni. Questa pagina particolare è dedicata
alla memoria di un forbiciaio che ha seminato molto bene il suo sapere
e il suo lavoro nel campo germoglioso della passione dei suoi figli. E
i risultati sono arrivati buoni e soddisfacenti: non tutto l'artigianato
locale è finito o è disperso, nè sono l'esempio le
Coltellerie Paolucci che hanno portato alto il nome di Frosolone in Italia
e nel mondo e continuano ad avere un bel successo. Tutto
partì da una piccola bottega artigiana del centro storico.
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| ...camminando per le strade antiche
incontro un vecchio amico con suo figlio. Questi, con un telefonino in
mano, legge, scrive, invia messaggi, sms, sorride. A noi due tornano in
mente i fantasiosi tentativi di comunicare della nostra infansia, quando
il nostro telefonino era costruito da due barattoli vuoti e senza fondi,
uno dei quali veniva richiuso con carta pecora bloccata con uno spago intorno
al barattolo. Costruivamo la linea telefonica con un filo legato ad un
legnetto che, passando per la carta pecora del fondo del barattolo, raggiungeva
l'altro capo, formato da un altro simile barattolo. Si comunicava parlando
nel piccolo recipiente, sperando che le parole fossero ricevute per le
vibrazioni che il filo teso poteva imprimere alla carta pecora. Il più
delle volte si udivano le frasi direttamente per la vicinanza dei due interlocutori,
ma a noi pareva ugualmente di avere a disposizione un telefono...
Quelle umili prove di inviare i nostri sms oggi, quardando ancora il figlio del mio amico, sembrano appartenere ad un tempo assai più lontano di quanto effettivamente non sia e ci fanno sorridere con meraviglia e nostalgia. |
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| Geremia
Geremia era il papà dei fratelli Paolucci, quelli che poi avrebbero costruito, da una bottega artigianale, una vera e propria azienda con decine di dipendenti e con rapporti commerciali con tutta Italia e tutto il mondo. Egli era figlio di forbiciaio ed aveva presto imparato il mestiere in una piccola bottega nel cuore del centro storico di Frosolone. Allora le botteghe erano dei piccoli ambienti dove a mala pena si riusciva a muoversi per lavorare. Si era in gruppo, difficilmente avresti trovato un artigiano singolo, anche per il motivo che i figli erano avviati al lavoro da subito e dalla mattina alla sera era un continuo tintinnio di martelli sulle incudini o di scintillio di lame che venivano affilate su grandi ruote. A noi bambini quelle ruote ci affascinavano per il fatto che giravano, e perchè luccicavano, quando l'operaio avvicinavo il metallo al bordo strusciandolo e abradendolo fino a farlo diventare tagliente. Si formava come un cerchio di luce che ci pareva un piccolo miracolo oppure un incredibile trucco: la ruota diventava luminosa e un fascio di scintille si lanciavano da essa come i fuochi pirotecnici che potevamo comprare da Teodorina verso la fine di ogni anno. Geremia era un artigiano predestimato: il suo nome biblico come quello del vicolo dove mise la sua bottega (Via Assalonne) ne faceva prevedere qualcosa di mistico per il futuro: forse anche perchè i suoi figli erano (e sono) intraprendenti come non altri. Quando lavora onestamente e con passione una famiglia i risultati non possono tardare ad arrivare. Felice ha il sorriso del padre, Liberato, l'artefice principale del miracolo delle Coltellerie Paolucci, è sempre stato un trascinatore. Da giovincello organizzava recite, feste, giochi di società, mise su persino un piccola cinema in una saletta della parrocchia di S.Pietro. Saverio era mio compagno di scuola alle elementari: sapeva mantenero il dito indice piegato a 90°... nessuno di noi ci riusciva. Loro padre era un vero cavaliere, un uomo buono, dal cuore d'oro, dal grande rispetto umano per il prossimo. Ricordo sempre quando veniva a far visita nel negozio di mio padre, suo grande amico. Spegneva la sigaretta prima di entrare perchè sapeva che il fumo dava fastidio ed aveva la delicatezza di andare via, anche se non ce n'era bisogno, ogni volta che entrava un cliente: visite eleganti, delicate, come il suo carattere. Ricordo ancora quando inaugurò la fabbrica, lasciando la sua vecchia bottega di Via Assalonne, divenuta troppo angusta per le dimensioni che andava prendendo l'attività. Ci volli andare con piacere e vidi sul suo volto la grande gioia di chi aveva costruito col lavoro qualcosa di importante: chissà se poteva immaginare come le cose sarebbero poi diventate grandi per l'azienda, le dimensioni che di lì a qualche decennio avrebbe assunto. Ora che non c'è più gli dedichiamo queste pagine. Egli, per come lo conobbi, le avrebbe sicuramente apprezzate e ne sarebbe rimasto contento e soddisfatto come era quel giorno che mi offrì un panino all'inaugurazione delle Coltellerie Paolucci, quando disegnò la strada maestra che i suoi dovevano percorrere.
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La
vitalità di Frosolone
E non vi erano solo le botteghe di artigiani
che producevano forbici, coltelli altri articoli vari, ma anche altre
attività in svariati settori che hanno dato lustro a questo nostro
centro, a dimostrazione di quella vitalità che ancor oggi lo contraddistingue.
Si elencano alcune di esse, tra le maggiori:
Lanificio
Pastificio
Cereria (fabbrica di candele)
Sartoria con produzione in serie
Calzaturificio con produzione in serie
Officine meccaniche
Tessitura artigianale
Due centrali idroelettriche
Due fabbriche di bevande (di cui una
dei F.lli Di Iorio, oggi in piena attività)
A queste vanno naturalmente aggiunti
i vari sarti, calzolai, fabbri, muratori, caseifici e tante altre micro
attività, oltre quelle dell'allevamento di bestiame e agricoltura.
Ancora a memoria si ricorda il passaggio
all'era dei motori elettrici, un percorso vissuto non certo contemporaneamente
da tutti.
Tanto che negli anni 50, mentre quasi
la totalità degli artigiani già eseguiva le lavorazioni
usufruendo della forza motrice, ancora alcune botteghe usavano le mole
a pedale (l'ingegno), il mantice a pedale per dare aria al fuoco della
forgia, e qualcuno ancora il cosiddetto violino (attrezzo simile all'arco
del violino) per forare.
E' storia tramandata verbalmente, dai
padri ai figli, che anni addietro, quando ancora non c'era l'elettricità,
esisteva la cosiddetta "pescara" dove si faceva girare una mola con la
forza dell'acqua che cadeva dall'alto e dove a turno, pagando un compenso
orario al proprietario, i vari artigiani affilavano le forbici, i coltelli,
le falci e ogni altri attrezzo.
Era anche questo un segno di un grande
spirito di iniziativa.
La 'pescara' si trovava sotto la zona
detta "ospedale".
La stessa acqua, continuando la caduta,
faceva poi girare vari mulini situati più a valle.
L'acqua che veniva utilizzata era quella
che scendeva dalla 'grotta' e che passava dietro il lanificio (attuale
strada di S.Antonio) dove, nell'era dell'elettricità, si utilizzava
per un primo sfruttamento: un generatore sviluppava energia elettrica
per le macchine del lanificio.
L'acqua, quindi, era incanalata in percorsi
sotterranei predisposti sotto l'attuale villa comunale, tra il palazzo
scolastico e l'ufficio postale, superando con un canale di lamiera la
strada. Quindi s'infilava nelle case, in una sorta di antica servitù
di passaggio durata fino ai giorni della nostra infanzia, negli anni'60,
e attraversando via G.A.Fazioli e poi via Tevere, sempre interrata, alla
fine finiva in un contenitore sotterraneo costruito in pietra della misura
di m.10 X 5 X 5 (particella n°253) dietro il convento di S.Chiara
(attuale comune). Questa cisterna era dotata di apposite chiuse per fornire,
come un serbatoio di riserva, l'acqua nei periodi meno abbondanti di pioggia
e di risorse dirette: funzionavano così, senza interruzione, la
pescara e i mulini anche in periodi di magra.
Le botteghe
di un tempo
Erano oltre 150 le botteghe degli artigiani.
Se ne ricordano le ubicazioni e le persone
che vi lavoravano dentro.
Molte di queste persone sono scomparse,
altre sono emigrate in altri luoghi, in altre città, in altre nazioni,
per iniziare altri mestieri.
Negli anni '60 il "miracolo economico
italiano", fenomeno positivo in termini generali, contribuì ad
accentuare vertiginosamente l'abbandono, già verificatosi verso
l'America dopo la prima guerra mondiale. In particolare le forze giovanili
si allontanarono da Frosolone in cerca di un lavoro più sicuro,
nelle fabbriche del nord, di Torino e altrove, per affrontare con più
sicurezza economica la vita che qui in paese era sempre stata dura e faticosa.
Molti cambiatrono anche attività, purtroppo lontano dal Molise,
lontano dal sud, lontano da Frosolone.
Tanti di questi giovani, però,
non dimentichi della loro formazione, hanno dato prova di grande vitalità
raggiungendo là dove si insediavano posizioni spesso di prestigio
nel proprio lavoro (notissimo, e primo fra tutti, Mike Miranda che costruì
col suo lavoro e le sue capacità imprenditoriali una grandissima
coltelleria in Providence, negli USA,, la più grande coltelleria
del mondo con oltre 3000 dipendenti, poi Paolantonio, che fece una coltelleria
con 100 dipendenti, entrambi coltellinai di Frosolone emigrati nei primi
anni del XX secolo.
Purtroppo quella vitalità che
ha dato linfa vitale là dove si trasferirono questi frosolonesi
è mancata a Frosolone che ne avrebbe avuto tanto bisogno.
Delle circa 150 botteghe degli anni
'50, quando il paese contava ben 5000 abitanti, ne sono rimaste oggi solo
una decina pur se con un numero di addetti ben superiore a quello precedente.
In quel periodo florido di aziende,
le stesse avevano in media tra 1 e 3 addetti, mentre oggi le 7 aziende
hanno un numero di addetti totale di oltre 100 unità, più
l'indotto.
La trasformazione da aziende micro ad
aziende di dimensioni nella media nel settore, nonché il continuo
progredire di quelle rimaste attive, hanno permesso di assicurare un reddito
in linea con la media nazionale consolidando, in questo modo, anche le
condizioni economiche. Di conseguenza si è assistito alla continuità
e al progresso delle attività nel territorio.
Cosa di non poco conto, quella di assicurare
un reddito adeguato agli addetti, visto che fu proprio la mancanza di
queste condizioni a determinare l'abbandono di Frosolone da parte di tanti
giovani.
Oggi
le Coltellerie Paolucci
Oggi va dato certamente merito a chi
ha avuto la costanza di rimanere e lottare per vincere una "battaglia".
Immagino quanto avrebbero potuto dare
al progresso di Frosolone quei giovani che hanno primeggiato e primeggiano
altrove.
Spesso, difatti, ci giunge con piacere
l'eco dei successi che tanti di questi hanno avuto fuori Frosolone e siamo
fieri che dovunque questi nostri paesani e amici stanno, in Italia o all'estero,
possano riabbracciare idealmente il loro paese acquistando un prodotto
delle Coltellerie Paolucci.
In questo contesto, ricco di tradizione
e di arte è incardinata la storia delle Coltellerie Paolucci s.n.c.
e in questo Frosolone, piccolo centro dell'entroterra molisano, dove il
mestiere del coltellinaio e del forbiciaio fu importato direttamente dall'Inghilterra
intorno all'anno 1000.
Al principio le attività trovarono
impiego nella manifattura di attrezzi per l'agricoltura e spade per l'armamento
dei guerrieri.
In seguito gli artigiani si specializzarono
nella produzione di coltelli a serramanico e di altri generi, di forbici
di vario tipo e di articoli da taglio.
Frosolone è un paese con radici
d'acciaio, con suggestivi vicoletti, con slarghi asimmetrici, mai tanto
ampi da poter essere chiamati piazze, dove erba e fiori selvatici crescono
ai bordi del selciato, mescolando il loro profumo con quello sempre presente
del ferro.
Questi vicoli venivano invasi dagli
artigiani che, appena le condizioni del tempo lo permettevano, spostavano
all'esterno delle loro botteghe l'incudine e il bancone per lavorare all'aria
aperta, tanto che, chi sa sentire, ancora oggi può ascoltare in
lontananza il battere del martello sull'incudine. Quel suono è
rimasto registrato nelle pareti delle case, dentro e fuori.
Molti artigiani, con amore e dedizione,
trasformarono il proprio mestiere in arte, producendo coltelli, forbici,
sfogliacarte, oggetti premiati per qualità e stile.
La famiglia Paolucci iniziò l'attività
nel lontano 1791 in una piccola bottega. La passione per questo mestiere
li rese protagonisti nel mantenere e perfezionare la produzione di attrezzi
da taglio.
Le forbici da barbiere costruite dai
Paolucci venivano all'epoca pagate il doppio delle altre.
Ai barbieri bastava aprire e chiudere
le forbici vicino all'orecchio per riconoscere, dal suono dell'acciaio,
che si trattava di un prodotto Paolucci.
Nel 1930, Geremia Paolucci di staccò
dalla bottega del padre e iniziò il lavoro in una piccola bottega
indipendente, continuando così la tradizione che suo padre (nostro
nonno) aveva già fatto lasciando, al tempo giusto, la dipendenza
dal padre.
Già negli anni '50, assieme ai
figli, la bottega si ampliò occupando più locali del centro
storico del paese.
Alla fine degli anni 60 fu realizzata
una struttura fuori del paese, che assumeva già le caratteristiche
di una azienda moderna.
Le nuove tecnologie, apportunamente
inserite, e l'esperienza tramandata da generazioni sono state le costanti
che hanno caratterizzato la continua affermazione dei prodotti Paolucci.
Oggi l'azienda Paolucci, affermata sul
mercato italiano ed estero, continua a garantire puntualità e passione
in tutte le fasi produttive nel rispetto delle peculiarità di una
lavorazione artigianale sempre attenta.
Le due parti fondamentali del coltello,
lama e manico, devono assicurare una qualità regolare nel tempo.
Un risultato di questo genere di ottiene
solo attraverso precise fasi di lavorazione.
L'acciaio di una lama, per superare
inalterato il deterioramento del tempo, deve essere il risultato di una
lega perfetta, dove la forza dell'acciaio, la duttilità del carbonio
e l'inossidabilità del cromo, del nichel, l'arricchimento del vanadio
si fondono insieme per ricevere l'adeguato trattamento termico e garantire
resistenza, elasticità e durezza.
Il passo successivo viene affidato all'arrotatura
da cui dipende l'altra caratteristica importante del coltello, l'affilatura,
in grado di rendere la lama tagliente.
Il manico richiede dei materiali di
ottima qualità ed una forma anatomica in grado di suggerire naturalmente
l'esatta impugnatura.
Il tutto, ancora oggi, avviene nel totale
rispetto di quelle tecniche di lavorazione già in uso in epoca
medievale.
Nella vasta gamma di prodotti Paolucci
l'altro strumento di uso quotidiano è rappresentato dalle forbici,
resistenti e versatili, capaci di adattarsi ad ogni materiale per garantire
efficienza e qualità sia nell'uso domestico che professionale.
Nella manifattura delle forbici è
estremamente importante curare la fase della tempera.
Infatti il fuoco con il suo calore conferisce
forza e durezza all'acciaio, mentre l'esperienza è determinante
per ottenere due lame omogenee: una difformità di durezza, anche
lieve, causerebbe un diverso grado di usura, abbassando la qualità
del prodotto.
I manici devono essere anatomici per
una presa perfetta, mentre il montaggio assicura una ottimale regolamentazione
delle lame.
Nelle coltellerie Paolucci ogni fase
di lavorazione rappresenta l'equilibrio tra l'esperienza maturata e le
competenze raggiunte.
Ciascun prodotto è accuratamente
rifinito a mano, per acquistare così una irripetibile unicità.
Liberato Paolucci, amministratore delle Coltellerie Paolucci